Allarme gioco d’azzardo: gratta e vinci, macchinette mangia soldi e scommesse di vario tipo. Dove finisce il divertimento e inizia la dipendenza? [Articolo divulgativo]

di Andrea Arrighi e Silvia Stella
 
Il gioco d’azzardo sembra rispondere a diverse esigenze: per alcuni può essere un’occasione per socializzare, per altri un sollievo alla depressione e per altri ancora un’opportunità di rincorrere un sogno. A  livello sociale, nei momenti di difficoltà, sembra assumere un valore compensatorio in cui sono presenti sia il sogno di rivincita economica, sia la sensazione di distacco dai problemi della quotidianità e dal senso di solitudine e disperazione.
 
Il gioco serve a misurarsi, nel modo più piacevole,  con i propri limiti e capacità. È qualcosa di istintuale e  spontaneo che accomuna uomini e animali. Attraverso il gioco si apprendono e si migliorano capacità personali e, se si gioca in gruppo, si socializza con altre persone. Soprattutto, con il gioco ci si diverte e lo stare con gli altri diventa ancora più piacevole del semplice stare assieme. Lo notiamo nel gioco dei bambini, che possono intrattenersi per ore inventando giochi  molto semplici anche in ambienti non particolarmente predisposti al gioco; lo notiamo negli adolescenti che si cimentano in partite interminabili al pallone e  nelle serate di adulti che non rinunciano a dedicare appuntamenti fissi, anche settimanali, per dilettarsi nei più diversi giochi di società; infine, anche gli anziani traggono un costante piacere dal giocare ad esempio a carte. Si sta assieme e si mantengono vivi un amichevole spirito di competizione e le capacità intellettive necessarie a giocare in maniera soddisfacente per tutti. In sintesi il gioco permette di misurarsi con se stessi, risolvere conflitti e simbolizzare situazioni critiche e di difficoltà esistenziale, trovando talvolta soluzioni originali.

Roger Caillois nel suo libro I giochi e gli uomini (Bompiani 2000), distingue le attività ludiche attraverso quattro categorie: agon, cioè la spinta competitiva che caratterizza giochi come il calcio, la lotta e la corsa, mimicry attraverso cui la realtà diventa rappresentazione, come nel teatro e nel travestimento, ilinx in cui prevale la componente di vertigine data dal correre un rischio come nelle montagne russe o nel bungee jumping, e infine alea, dal vocabolo latino che significa dado. Quest’ultimo genere di attività, tipicamente umana, si caratterizza per la sfida all’imprevedibilità del destino ed ha origini antichissime. Esistono infatti testimonianze della sua pratica presso le antiche culture di Egitto, Cina, India, Grecia e Roma in cui, per le sue peculiari caratteristiche, si rivestiva di significati simbolici e talvolta divinatori, ben rappresentando l’imprevedibilità degli eventi. Il brivido legato allo sfidare la sorte o l’amore per il rischio in generale, è qualcosa che quindi seduce moltissime persone dai tempi più antichi. E’ il fascino dell’illudersi di possedere, almeno per qualche momento, poteri magici o divini.

Nella società attuale, se da un lato l’idea di gioco rimanda per lo più al mondo dell’infanzia, dall’altro vengono continuamente proposte sempre nuove occasioni ludiche rivolte al mondo adulto che hanno a che vedere con l’azzardo (parola di origine araba, az-zahr,che indica il gioco dei dadi) e la scommessa. In Italia in particolare il gioco d’azzardo si sta diffondendo sempre di più, tanto che le stime dell’ AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato) parlano di un incremento del 13,17% dei ricavati da tale attività rispetto allo scorso anno. Tale aumento sembrerebbe in buona parte legato alla facilità con cui oggi vi si può accedere: se una volta, infatti, occorreva recarsi ai casinò o attendere le estrazioni settimanali di lotto e totocalcio, oggi si può giocare sempre e ovunque, basta connettersi a internet o entrare in un bar o una tabaccheria.
Il gioco d’azzardo sembra rispondere a diverse esigenze: per alcuni può essere un’occasione per socializzare, per altri un sollievo alla depressione e per altri ancora un’opportunità di rincorrere un sogno. Anche a un più ampio livello sociale sembra assumere significati diversi: nei periodi di diffuso benessere è prevalente l’aspetto ludico e di divertimento, mentre in quelli di difficoltà il gioco d’azzardo sembra assumere un valore compensatorio in cui sono presenti sia il sogno di rivincita economica, sia la sensazione di distacco dai problemi della quotidianità e dal senso di solitudine e disperazione.

Da normalità a patologia

Così come non tutti i consumatori di alcolici diventano alcolisti, ugualmente non tutti i giocatori diventano dipendenti dal gioco d’azzardo. In realtà non è possibile definire una particolare tipologia umana più o meno predisposta a sviluppare una tale dipendenza, così come non esistono dei tratti di personalità specifici. È però possibile inscrivere tale comportamento nel quadro più ampio delle cosiddette “dipendenze senza sostanza”, quali la shopping addiction o la sex addiction, che risultano per molti aspetti simili alle tossicodipendenze con fenomeni di assuefazione e sintomi di astinenza.

Generalmente ci si avvicina al gioco attraverso la famiglia o gli amici e spesso il futuro giocatore patologico lo fa in un momento critico della sua vita. Solitamente la sua carriera inizia con delle vincite: tutto sembra andare per il meglio con la sensazione, attraverso il gioco, di alleviare stati emotivi negativi o di tensione, percependo una sensazione di pienezza. Presto iniziano, tuttavia, le prime perdite e anche ulteriori vincite non danno più lo stesso piacere. Diventa dunque necessario, come nell’assuefazione da stupefacenti, aumentare il denaro ed il tempo investiti nel gioco d’azzardo, mentre diminuisce l’interesse per tutto ciò che non riguarda quest’attività. Iniziano quindi ad insorgere problemi di denaro, lavorativi e, nel caso di adolescenti, scolastici. Anche la sfera familiare e sociale ne risente: i rapporti, infatti, vengono vissuti in modo utilitaristico per mantenere il gioco d’azzardo, così l’individuo si trova sempre più solo. Spesso in famiglia questo problema passa inosservato per lungo tempo e talvolta si evidenzia solo quando il problema economico è diventato molto grave. Messo alle strette, il giocatore solitamente nega o minimizza il problema; in seguito può ammettere la sua difficoltà con pianti e promesse di smettere, ma, come per le tossicodipendenze, la sola volontà spesso non basta. Il gioco d’azzardo, infatti, come le altre dipendenze, non è che la manifestazione di un disagio più profondo e complesso che richiede un lavoro su di sé lungo e faticoso, che difficilmente può essere svolto da soli.

Che fare?

È utile affrontare queste situazioni  rivolgendosi a degli esperti che si prendano cura del problema da tutti i punti di vista, accogliendo la domanda dei giocatori e dei loro familiari e offrendo uno spazio di ascolto e riflessione neutri, senza proporre soluzioni preconfezionate, ma lasciando emergere la voce dei singoli per trovare soluzioni individuali alle specifiche questioni esistenziali che li sollecitano.

Per chiedere aiuto

Il dott. Arrighi e la dott.ssa Stella sono esperti nel trattamento della dipendenza da gioco d’azzardo patologico. Potete contattarli direttamente via mail scrivendo a andrea.arrighi@tiscali.it o chiamando il 329 2921893.  Il percorso di cura, volto all’accoglienza di giocatori problematici e dei loro familiari, è concepito per dare spazio all’ascolto della loro sofferenza, al fine di offrire un supporto terapeutico che tenga massimamente conto della soggettività di ognuno e che sia dunque costruito “su misura” per ciascun singolo caso. Dopo alcuni colloqui valutativi verrà proposto il percorso terapeutico più adatto ai singoli ed eventualmente alle loro famiglie. Qualora fosse necessario, inoltre, sarà possibile consultare un avvocato e un commercialista convenzionati con il servizio.

Pubblicato su Essere e benessere

Tagged with →  
Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *