Andrea Arrighi: “La soluzione trascurata. Bene e Male secondo la psicologia junghiana raccontati attraverso il cinema”, Alpes, Roma, 2015, € 18,00.
Recensione di Susanna Fresko, pubblicata in “Padri e paternità” N. 41 della “Rivista di psicologia analitica. Nuova serie. Volume 93/2016, Astrolabio, Roma.

Un’esplorazione sul tema del Bene e del Male richiede innanzitutto – da qualunque angolazione la si intraprenda – una grande dose di coraggio, e non solo per gli aspri territori da cui si è costretti a passare.
Questione “eterna”, per quell’eternità di cui è illusoriamente fatta la vicenda umana, il crinale è scivoloso e a rischio continuo di banalizzazioni o tentennamenti “moralistici”, nel senso di operanti giudizio, offuscando dunque lo sguardo quanto all’arduo tentativo di osservare il “fenomeno” con la mera necessità di trovarvi un senso, una qualche ragion d’essere.
Con un procedere quasi da “fenomenologo” e debitore insieme della propria lunga esperienza di analista – dove la sospensione del giudizio è una delle pratiche fondamentali che permettono l’emergere di parole e di senso nei vissuti spesso dolorosi e contraddittori di chi approda in analisi –, Andrea Arrighi, psicoterapeuta e analista junghiano a orientamento filosofico, ci offre in questo saggio un’originale e assai utile disamina di che cosa possano significare in concreto, nel concreto delle nostre quotidianità, le parole “bene” e “male”, spogliandole così di quell’usura che spesso ce le restituisce svuotate di senso.
Lo fa “armandosi” di due strumenti di viaggio essenziali: il riferimento al cinema e alla psicologia junghiana, in particolare concentrandosi sul concetto cruciale di Ombra.
A partire da una passione personale per l’“oggetto filmico” e dalla propria esperienza clinica in materia, sostenuto in questo da un uso sempre più diffuso del dispositivo cinematografico in ambito terapeutico (come racconta Liliana dell’Osso, citata da Arrighi, <>, p. IX, nota 2), l’autore ci accompagna in un minuzioso percorso di analisi dei comportamenti di alcuni protagonisti di film perlopiù noti al grande pubblico (per citarne alcuni: Il padrino, Guerre stellari, Arancia meccanica, Maleficent, …), osservati attraverso il complesso prisma della psicologia analitica junghiana.
Nelle parole di Andrea Arrighi: <> (p. XII).
Osservato attraverso questa luce – e attraverso il corrispondente “cono d’ombra” –, l’agire molteplice e multiforme di questi protagonisti assume dunque contorni specifici che l’autore sintetizza innanzitutto in tre “tipologie” fondamentali, utili per orientarci noi stessi attorno alle polarità di “bene” e di “male”: gli indemoniati, ovvero coloro che si lasciano travolgere <> (p. XIV); i sacrificati e sacrificanti, coloro che <> (ibidem); infine gli equilibristi, <> (ibidem).
Ed è proprio in quest’ultimo luogo – quello dell’equilibrio e della consapevolezza di una inevitabile precarietà – che si trovano secondo Andrea Arrighi gli antidoti e le risorse per evitare di essere travolti dal negativo: l’equilibrio infatti, così come la precarietà, implicano di per sé il riconoscere le diverse sfumature che compongono il vivere, smarcandosi quindi innanzitutto dall’unilateralità, una delle caratteristiche che maggiormente connotano l’esperienza del cosiddetto “male”, al di là dell’orizzonte perseguito. Emblematico in questo senso il riferimento al film Hungry Hearts (di S. Costanzo, Italia, 2015), dove una madre apparentemente animata dalle migliori intenzioni (alimentazione sana) arriva a mettere in pericolo l’esistenza stessa del proprio bimbo appena nato.
Prezioso sarà qui il riferimento all’Ombra, al lato trascurato, poiché, come scrive Andrea Arrighi, <> (pp. 155-156)
Solo questo passaggio potrà allora permetterci di <> (pp. 169-170).
Aiuterà in questo l’analisi di alcuni film in particolare che l’autore propone, segnali confortanti di un mondo in possibile trasformazione. Uno per tutti, Maleficent, rivisitazione “dalla parte della strega” della celebre fiaba della Bella addormentata: <> (p. 178)
Nel gioco del ribaltamento dei ruoli, che tuttavia non approda a un mero scambio di posizioni bensì a una rilettura più articolata dei differenti ruoli – dove luci e ombre vengono entrambe riconosciute e legittimate –, s’intravede allora la possibilità concreta di questa nuova etica, via possibile di comprensione e integrazione dell’atavica lotta tra bene e male.

Recensione a cura di Susanna Fresko, analista filosofa – susisko@gmail.com (per eventuali approfondimenti sull’analisi filosofica si vedano i seguenti siti www.scuolaphilo.it e http://sabof.it/)

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