Si parla tanto del ruolo sociale della donna, delle sue esigenze e della sacrosanta voglia di emergere. Ma che ne è del maschio? L’uomo è in crisi di identità? Sta davvero diventando il sesso debole della società?

di Ilaria Sicchirollo

La distinzione fra sesso forte e sesso debole, concordano gli esperti, ora che la forza fisica non è più una discriminante, non ha più senso. Ma, forse, non l’ha mai avuto. La vera ricchezza è la valorizzazione della diversità. Eppure l’uomo, di fronte a un incedere determinato della donna verso una direzione ben precisa, quella della parità, appare disorientato e alla ricerca di nuovi modelli. Fra questi, certamente emerge una maggiore attenzione al proprio benessere e alla cura della persona, sotto vari aspetti: salute, fitness, alimentazione e perfino cosmetica. I dati infatti, parlano chiaro. Come ci spiega Isa Cecchini, coordinatrice della divisione salute di GFK Eurisko, c’è una sempre crescente attenzione all’immagine. Il 50% degli uomini sopra i 30 anni dichiara di curare molto il proprio aspetto, il 28% afferma di guardarsi volentieri allo specchio e di apprezzare il fatto di essere guardato dagli altri (25%). Il 27%, infine, fa “di tutto” per restare in linea. La risposta a questa nuova sensibilità e attenzione arriva dalla dermocosmesi. I dati sono ancora bassi rispetto alle cifre femminili, ma un buon 13% ammette di usare abitualmente creme per il viso.

Insomma una cura di sé che però non è necessariamente solo indice di maggiore vanità. Secondo Luigi Grella, direttore del mensile Men’s Health, rivista di wellness al maschile rivolta a lettori tra i 25 e i 40 anni, una risposta alla ricerca di una nuova identità forte è proprio la cura consapevole di sé e della propria persona. Chi è l’uomo che sceglie di acquistare riviste o navigare su siti che danno consigli su fitness, alimentazione, salute, sessualità, fino a qualche anno fa appannaggio esclusivo delle riviste femminili? Un uomo di cultura e reddito medio o medio alto, attento a fattori come indossare capi alla moda e scegliere prodotti di qualità ma anche sensibile a tematiche come l’ecologia e il rispetto per gli animali. Non stiamo parlando dei cosiddetti metrosexual (categoria maschile emergente fino a una decina di anni fa, che eccede nella cura di sé attraverso un’attenzione spasmodica per la propria bellezza, al limite del narcisismo e dell’omosessualità), ma di un nuovo atteggiamento che rafforza la componente individualista della persona. Di fronte alla sempre maggiore incertezza economica, sociale e di ruolo, la prima risposta è partire da se stessi, creandosi non solo un’immagine vincente, ma un approccio alla vita più positivo.

Da playboy a zanna bianca

E nelle relazioni? Oggi che il cowboy e il playboy non solo non vanno più di moda ma sono in genere modelli rifiutati dalle donne, l’uomo ha la necessità di reinventarsi e trovare nuovi riferimenti comportamentali. È quanto ci spiega il prof. Willy Pasini, psichiatra e sessuologo. Ce ne sono diversi e i loro tratti salienti si possono esemplificare attraverso le razze di cane: ci sono i dobermann, i più irruenti e quasi vendicatori; poi ci sono i cocker, veri accompagnatori della donna di potere, che non lasciano molto spazio alla propria virilità. I setter irlandesi sono gli uomini che si fanno belli, quei dandy interessati prevalentemente loro aspetto, che amano se stessi più delle donne: veri e propri narcisi. Infine ci sono i collie, uomini interessati alla cura dei figli, ma limitatamente ai bambini piccoli: appena il figlio diventa adolescente, non sono più riferimenti genitoriali perché non sanno dire di no, non sanno imporsi o dare regole. Poi c’è l’unico vero modello positivo: zanna bianca. Cane con geni da lupo, è il vero modello di virilità attuale: colui che ha abbandonato il machismo senza cadere nel femminismo. “La verità però – spiega Pasini – è che un’alta percentuale di uomini non ha ancora, o non ha più, un vero modello in cui identificarsi e continua ad essere un eterno Peter Pan. Ne sono un esempio coloro che non vogliono legami seri, men che meno il matrimonio. Il sesso è comunque disponibile, vuoi perché la donna si concede più facilmente, vuoi perché lei stessa ha imparato ad essere seduttrice. Quindi perché scegliere un legame nel quale vedono solo svantaggi? I matrimoni finiscono, ci si tradisce, ci si separa. Una cosa però l’uomo oggi cerca forse più della donna: un figlio prima o poi lo vuole, anche se, come nel caso del collie, è proprio il desiderio di avere un bambino piccolo, senza quel senso di responsabilità che la cura per esempio di un adolescente comporta”. Ma perché tutto ciò? È colpa della donna? Pasini spiega che il problema principale che si riscontra oggi nella sfera sessuale è la mancanza di desiderio da parte dell’uomo. Non c’è più il gusto della conquista perché la donna ha imparato a sedurre e quindi il gioco della seduzione deve essere rapidissimo, o ci pensa lei. Per questo molti giovani preferiscono fare altro, stare con gli amici, fare sport, poi magari si rivolgono alle escort. Il fatto è che l’uomo nel DNA è ancora cacciatore, percepisce un rifiuto del machismo da parte della donna e allora si trova sbandato. Un consiglio alle donne potrebbe essere quello di proseguire nella sacrosanta avanzata sociale, ma forse in casa è meglio togliersi il tailleur ed essere, se non proprio geisha, un po’ più donna.

Le contraddizioni dei ruoli che cambiano

Come si è arrivati a tutto questo? Lo psicoterapeuta e analista junghiano Andrea Arrighi ci spiega che la distinzione tra sesso forte e sesso debole si è sempre basata su stereotipi e pregiudizi sbagliati. In culture e società diverse, come alcune civiltà africane, la donna non faceva distinzione fra lavoro e famiglia: andava nei campi, magari portandosi i bambini sulle spalle, contribuendo contemporaneamente alle finanze e alla cura della famiglia. Chi mai potrebbe definire queste donne sesso debole? E senza andare tanto lontano, ci illustra Arrighi, l’avere dovuto ribadire l’inferiorità della donna non ritenendola, per esempio, idonea al voto (in Europa e nel mondo occidentale il suffragio femminile è una “conquista” del XX secolo) è un modo per giustificare questa inferiorità dandole in qualche modo un valore “scientifico”. Junghianamente parlando, questo denota una profonda insicurezza di sé da parte del genere maschile stesso. Oggi questo pregiudizio sesso debole sesso forte viene completamente a cadere in nome delle differenze e si tende a valorizzare le peculiarità superando le categoria più/meno e ritrovando invece la categoria della differenza, che non è svalutativa. Questo soprattutto nella vita pubblica, nella professione e nella sfera sociale, attraverso piccoli e lenti passi legislativi. Ma nel privato? Ancora adesso, l’uomo non è preparato a gestire una donna di pari o maggiore successo professionale e sociale. E in un momento di disorientamento totale, in cui non ci sono più certezze lavorative, c’è crisi economica, l’uomo, che fino all’altro giorno era il capo, e, per legge, superiore alla donna, si trova di fronte un essere che ha rivendicazioni ben precise, anche per esempio, nella sfera sessuale. E dall’altra parte anche la donna non dimostra di avere le idee chiarissime: rivendica il diritto di non avere più solo il ruolo di moglie e madre, vuole giustamente accedere a qualsiasi professione, poi magari però cerca l’uomo protettivo, l’uomo che paga i conti, anche se guadagna anche lei. Quindi, secondo Arrighi, nella dimensione privata il percorso di definizione dei ruoli sarà probabilmente più lungo e complesso che sul piano sociale e legislativo.
E la famiglia? Come è cambiato il rapporto con la paternità?

Da un lato la famiglia resta l’unica certezza: tornare a casa e trovare le persone che ami è una sicurezza, ma la famiglia è cambiata e sta ancora trasformandosi: pensiamo ai genitori “single”, alle coppie omosessuali, ad esempio.  Sempre più spesso, inoltre, ifigli da accudire non sono più solo i propri, perché ci sono quelli di primo letto della nuova compagna. A parte l’allattamento, poi – spiega ancora il dottor  Arrighi – l’uomo è ugualmente capace di prendersi cura dei bambini. Ma ne ha voglia? In alcuni casi molta, in altri deve ancora affrontare il suo dilemma: ma io chi sono? Qual è il mio ruolo paterno oggi? cosa vuol dire essere genitore oggi? E per ogni uomo smarrito c’è una donna che ancora gli chiede di essere colui che punisce, che fa la voce grossa, ma la voce grossa, nella nuova famiglia con parità di ruoli, è necessario che la faccia anche la madre.
In conclusione, parlare di ruoli non è semplice. Si tratta di un percorso in continua evoluzione: è la dimensione pubblica che deve adattarsi ai cambiamenti nel privato o viceversa? Si tratta probabilmente di entrambe le cose, perché una dimensione non può prescindere dall’altra.

La cura di sé: qualche dato*

Il target maschile 30-44 anni è quello maggiormente attento alla cura della persona e della salute. Circa il 30% pratica almeno un’attività sportiva, privilegiando jogging e palestra. La tavola resta un luogo dedicato alla convivialità ma emerge un’attenzione alla qualità degli ingredienti (gastronomia, più del 45%) rispetto ad atteggiamenti ritenuti più privativi quali diminuzione della carne e leggerezza. In aumento anche la volontà di sperimentazione di cucine diverse. Per quanto riguarda la cura della persona, oltre alla già citata attenzione all’immagine, spiccano l’interesse verso la qualità dei prodotti (oltre 30%) e la marca.
(*dati Sinottica GFK Eurisko)

Pubblicato su Essere e benessere

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